Il caso A.A. – Firenze

Cari amici della LICD,

nel 1993 dopo la gravidanza iniziai ad avvertire delle algie ai piedi, all’epoca ancora sopportabili, ma iniziai subito a fare indagini per capire cosa fosse. La prima visita la feci da un fisiatra, il quale mi diagnosticò il piede cavo valgo bilaterale, mi ordinò i plantari che feci in un centro specializzato ma non mi diedero sollievo, andai da un’osteopata il quale mi disse che i plantari che avevo non erano ben fatti, così mi indicò lui da chi andare per rifarli, ma anche questi non diedero il risultato sperato.
Mi rivolsi allora ad un podologo molto rinomato il quale mi propose un protocollo terapeutico di plantari perché secondo lui avevo il muscolo del tibiale che non lavorava bene e quindi aveva bisogno di essere stimolato. in questo studio feci la bellezza di cinque plantari, i quali non diedero mai beneficio e un giorno questo signore mi disse che lui era arrivato alla frutta e non sapeva più cosa fare.
Nel frattempo passarono i giorni, i mesi e gli anni e il mio dolore aumentava togliendomi in parte la mia quotidianità. Nel frattempo subentrò anche il dolore alle mani, uguale a quello che avevo ai piedi, allora decisi con mio marito di rivolgermi a un reumatologo il quale mi fece un ampio screening reumatologico, uscì una bassa positività della “ waler rose “, quindi iniziò a curarmi per una forma di artrite cronica.
Presi per nove mesi l’antireumatico abbinato a degli anti infiammatori, i quali mi azzerarono il valore del sangue, ma il dolore aumentava e mi invalidava di più.
Mi rivolsi allora a un’altro reumatologo considerato un “luminare” il quale mi disse che gli spiaceva molto che avessi mangiato per nove mesi pasticche perché il valore del sangue che io avevo, nella reumatologia era considerato irrisorio e pertanto non da curare e attribuiva questi miei dolori a una sindrome metabolica. secondo lui, quindi, risolvendo la sindrome metabolica i miei dolori sarebbero scemati , ma non mi prescrisse niente perché ero già in cura dall’endocrinologo.
Non fu così : anche se seguivo la cura dell’endocrinologo rigorosamente i dolori aumentavano. Arrivai cosi’ alla fine del 2002 con dei dolori lancinanti giorno e notte che mi invalidavano completamente la mia quotidianità: non riuscivo più a deambulare e neanche a stare in posizione statica, il dolore non mi permetteva di dormire perché soltanto il semplice sfioramento del lenzuolo mi procurava un dolore terribile.
Arrivai cosi a 40 anni a scoprire che cosa voleva dire dipendere, aver bisogno di tutto e di tutti, non poter fare nulla da sola, ho provato la solitudine, l’angoscia, lo smarrimento e anche la disperazione. non sapevamo più a chi rivolgerci, nel frattempo facemmo anche svariate indagini strumentali – risonanza magnetica – lastre – doppler venosi – elettromiografia – eng – ecografie – e naturalmente sempre numerosi esami del sangue , e ancora molte e molte visite da specialisti, ma il quadro che sorgeva da alcuni esami era di tipo flogisticoe nessun medico capiva cosa io avessi e cosa mi procurava questa flogosi.
Andai ancora da un neurologo specialista del periferico, il quale visitandomi mi diagnosticò la sindrome del tunnel tarsale, mi disse che avrei risolto il mio problema soltanto dopo un intervento chirugico e mi indicò anche l’ortopedico luminare che faceva questi interventi di microchirurgia.
andai così da un ortopedico famoso, non quello indicatomi dal neurologo, il quale vedendomi mi disse che io non avevo la sindrome del tunnel tarsale, perché soltanto al semplice schiacciamento io sarei saltata dal lettino e quindi prima di convincere me a farmi operare doveva essere convinto lui a intervenire e lui questa convinzione non l’aveva. Fu molto più onesto, mi disse che nonostante la sua grande esperienza non capiva cosa io avessi, però mi indirizzava presso un centro di terapia del dolore del nord italia considerato uno dei migliori, fu lui a prenotarmi.
Andai presso questo centro, feci ancora al scintigrafia ossea trifasica arti inferiori bilaterale e la teletermografia  e da qui iniziarono a curarmi per una forma di algodistrofia (CRPS) la quale con il passare degli anni si era purtroppo cronicizzata.
Iniziarono a curarmi con dei blocchi distrettuali periferici e anche con numerose peridurali per circa nove mesi, settimanalmente io e mio marito partivamo per un viaggio della speranza facendo ben 400 km.
Risolsi solo in parte il problema, quindi nel giugno 2005 mi proposero il neurostimolatore midollare. Accettai questa proposta perché la mia vita era distrutta dall’invalidità procurata dal dolore.
Oggi a distanza di tempo posso dire che qualcosa é cambiato, spero piano piano di ritrovare la mia autonomia e la mia serenità. Purtroppo quando si parla di dolore, il più delle volte si considerano solo i malati terminali, invece ci sono molte persone che soffrono in silenzio e non sanno a chi rivolgersi.
Ho raccontato questa mia storia un pellegrinaggio durato ben 11 anni per dire che sono rari i medici che hanno la pazienza di ascoltare il paziente, si fa prima a dire io non so cosa lei abbia, purtroppo nel mio lungo cammino ho sperimentato l’ignoranza e l’incompetenza di molti medici così come la dedizione di altri.

A.A.  – Firenze

Articolo pubblicato il: 23/11/2006